Riapre la Dimora del Barone, masseria confiscata alla mafia. D’Alema: “Un messaggio forte”

Pubblicato il 27 Giu 2014 da Simona Giacobbi

Paola Petruzzelli con i ragazzi

“Un messaggio forte di speranza, legalità e lavoro che parla a tutto il Paese e al Mezzogiorno”. Le parole di Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, riecheggiano nel cortile della Dimora del Barone, l’albergo-masseria di Altamura confiscato alla mafia e affidato agli studenti dell’Istituto alberghiero Majorana di Bari.
D’ora in poi saranno una settantina i ragazzi che porteranno avanti questa bellissima struttura, inaugurata giovedì 26 giugno, nel cuore della Murgia: 12 camere, miniappartamenti completamente arredati, 250 coperti e una spa da sogno con piscina, docce e centro massaggi.
Chiuso da oltre due anni, la masseria era stata abbandonata così com’era stata lasciata al momento del sequestro, nel bel mezzo di un ricevimento. È stata trovata in buono stato dal punto di vista strutturale ma le spese non sono state poche, soprattutto dopo ben tre furti avvenuti negli scorsi mesi. Ora grazie alla collaborazione tra l’istituto alberghiero e il Tribunale delle misure di prevenzione di Bari la Dimora del Barone ha potuto riaprire le sue porte. “Una vera e propria azienda”, come l’ha definita Paola Petruzzelli, preside della scuola Majorana che conta “1400 alunni, 200 professori, quattro sedi, l’ultima acquisita quella di Casamassima”. “L’indirizzo principale – spiega la dirigente scolastica – è alberghiero ma abbiamo anche quello ottico, chimico, tecnico alimentare, audiovisivo, arti fotografiche ed elettrico-elettronico”.

È stata la presidente della Terza Sezione Penale del Tribunale di Bari Francesca La Malfa a muoversi in prima persona per stipulare un contratto di affitto con la cooperativa, formata dalla preside insieme ai ragazzi e i neodiplomati. “Lo Stato deve consentire che le iniziative economiche rimangano sul mercato ripulite da tutte le infiltrazioni delle attività illecite che provengono da reati particolarmente infamanti e che attanagliano il nostro territorio, come traffico di droga o usura – ha dichiarato La Malfa che ha portato i saluti della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi – Questa struttura fu subito chiusa dopo il sequestro e tutte le prenotazioni di eventi furono immediatamente cancellate. Ci fu di conseguenza una manifestazione di protesta dei dipendenti. La criminalità, secondo loro, dava lavoro ma lo Stato glielo toglieva. Per me fu una ferita molto gande. Tenere questa masseria chiusa – ha concluso il giudice ringraziando anche i carabinieri per le indagini svolte – sarebbe stata un’offesa per il nostro territorio. Speriamo che questa sinergia, queste forze pulite ci consentano di utilizzare una struttura che è di tutti noi”.

L’esperimento di Bari che vede un bene affidato a una scuola prima quando ancora la confisca non è definitiva, può essere la strada da seguire a livello nazionale, anche per evitare che strutture così vadano in rovina. Questo l’augurio di tutti, anche del prefetto di Bari Antonio Nunziante. “Quando vogliono, le istituzioni funzionano – ha precisato il prefetto ringraziando la preside e i ragazzi – In questo momento di grande crisi investire sui giovani non è da poco”. Giovani in cui crede molto anche Massimo Cassano, sottosegretario al Lavoro e Welfare: “Sono sicuro che saranno bravissimi a portare avanti questa bellissima iniziativa”.
Formazione, scuola e territorio in un unico progetto quindi. “Con questo tipo di attività – ha detto Franco Inglese, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale di Puglia e Basilicata – cerchiamo di creare non solo capacità lavorative ma soprattutto la prospettiva che la scuola sia dentro un sistema attraverso il quale consegnamo quello che ci è stato tolto dalla criminalità organizzata”.
Un’impresa comunque non facile, come ha ribadito l’assessore al Diritto allo Studio della Regione Puglia Alba Sasso. “Se un’idea non è impossibile non ha nessuna possibilità di andare avanti. Ed è questo il caso – ha detto Sasso – Questi ragazzi potranno portare tutta la loro professionalità e ciò che hanno imparato in questi anni. Questa azienda non deve essere persa di vista da nessuno, dobbiamo continuare a seguirli e a fare in modo che questa possibilità sia estesa anche ad altre scuole e ad altre realtà”.

L’iniziativa della preside Petruzzelli e del giudice La Malfa è stata particolarmente apprezzata dall’onorevole Massimo D’Alema. “Questa è la dimostrazione che ce la possiamo fare e che le istituzioni non sono cieche e sorde di fronte al bisogno di lavoro e di futuro ma cercano di offrire nuove opportunità. L’idea che per combattere la criminalità bisogna colpirla nella ricchezza – ha detto l’ex presidente del Consiglio – nasce dall’incontro tra Pio La Torre, un dirigente politico coraggioso assassinato dalla mafia, e l’allora ministro degli Interni Virginio Rognoni. Sequestrare i beni frutto dell’azione della criminalità organizzata, una scelta così coraggiosa che a Pio la Torre costò la vita. Questo è ciò che la criminalità teme più di ogni altra cosa. Questa legge, nel corso degli anni, è stata gestita con molta fatica a causa della lentezza della giustizia e del ritardo dell’amministrazione. L’intraprendenza di una scuola professionale e la scelta coraggiosa di un magistrato sono un atto di grande responsabilità. Se dovesse funzionare – ha suggerito D’Alema – si potrebbe cominciare a fare le assegnazioni provvisorie in attesa di sentenza definitiva allo scopo di evitare il decadimento di queste strutture. Si tratta – ha concluso D’Alema – di un settore importante per l’economia ma anche per la cultura e la civiltà italiana. Non dobbiamo considerare il turismo come un’attività di serie b ma un settore dalle grandi potenzialità. E la vostra regione, in questi anni, ha fatto un grande salto di qualità riuscendo a produrre sempre di più grandi strutture, cibi, vini profondamente legati alla tradizione. Spero che questa struttura diventi un emblema del riscatto di un territorio, non soltanto un’occasione di lavoro per un gruppo di giovani”.

E di coraggio ha parlato anche il sindaco di Altamura Mario Stacca. “È un segnale forte dello Stato di impegno e imposizione della legalità su un territorio che si sta riscattando momenti”, ha dichiarato il sindaco augurandosi che “le autorità competenti possano collaborare per creare un territorio sano che sia foriero di civiltà e grande senso di democrazia”.
Qualcuno tra il pubblico ricorda l’esperienza dell’ex Parco dei Templari, diventato Antica Masseria dell’Alta Murgia con la gestione dello chef Gianfranco Vissani. Masseria poi chiusa e ora affidata al Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. E si chiede se questa volta sarà diverso. Alessandro Cobianchi di Libera conferma. “Sarà diverso – dice – perché questa volta la gestione è affidata a una scuola e al territorio. Il territorio e la scuola hanno fatto questa scelta. Questo posto rischiava di essere abbandonato a se stesso. In quel caso il territorio è stato poco attento. Ho potuto vedere con i miei occhi tutto il lavoro che è stato fatto. Questa è una vittoria, non possiamo solo pensare alle sconfitte”.

Giornalista professionista emiliana, fondatrice del sito PugliaMonAmour.it, laurea in lingue e master in Social Communication. Cresciuta a tortelli e gnocchi, impara a cucinare in Canada dove ha vissuto sei anni e dove ha lavorato per il Corriere Canadese. Amante e studiosa del barbecue, creatrice del food blog PastaLovesMe.com e delle Pizze Pioggia e Puglia Mon Amour inserite nel menu di una pizzeria di Cisternino, tra le più apprezzate, ama cucinare, raccontare, fotografare, organizzare eventi e... fare la pizza napoletana in casa. Fa parte dell'Associazione Le Donne del Vino Delegazione Puglia, è stata giudice in diversi concorsi enogastronomici e ha collaborato con il Cucchiaio d'Argento e I Love Italian Food. Conduce su Telenorba la trasmissione “I colori della nostra terra”, approfondimento settimanale sul territorio, turismo, agroalimentare ed enogastronomia.

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