“Salviamo il grano del pane d’Altamura, il migliore d’Italia”

Pubblicato il 28 May 2014 da Simona Giacobbi

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”Salviamo il grano del miglior pane d’Italia, la pagnotta d’Altamura”. L’allarme su questo pane a denominazione d’origine protetta lo lancia il Parco nazionale dell’Alta Murgia che, in occasione della seconda edizione del Festival della Ruralità – cinque giorni dedicati a ‘Pane e vino’ e all’agricoltura tradizionale – organizzato in collaborazione con Legambiente, presenta i primi risultati di una ricerca per scovare varietà di specie vegetali autoctone antiche ancora presenti e coltivate ‘in purezza’ dagli agricoltori della zona, attraverso un censimento a tappeto nelle aziende agricole.
Bellezze, enogastronomia e sviluppo ecosostenibili gli ingredienti della manifestazione illustrata nella sede della Regione Puglia.
Il Festival della Ruralità che si oppone alle esercitazioni militari che minacciano l’oasi naturale del Parco dell’alta Murgia è il biglietto da visita della seconda edizione della manifestazione in programma da oggi, mercoledì 28 maggio, a domenica 1 giugno.
Un ricco calendario di eventi dedicato alla natura e ad un diverso concetto di economia e sviluppo ecosostenibile. Per questo ci saranno escursioni, visite guidate, laboratori, degustazioni, attività artistiche con musica, mostre e fotografie.

“C’era un tempo in cui il Parco dell’alta Murgia era percepito come una minaccia – ha dichiarato il presidente della Regione Nichi Vendola – Oggi tutti gli operatori economici, ma anche tutti gli amministratori dell’area, sanno che il Parco non solo non è una minaccia, ma è una grandiosa occasione per mettere insieme i talenti e per rilanciare il temi della ruralità. Questo festival sta guadagnando un suo spazio, sta crescendo e può avere un grande futuro perché – ha aggiunto Vendola – ci sarà una grande riscoperta del tema della ruralità in chiave moderna sin dal prossimo anno in occasione di Expo 2015. La ruralità sarà uno dei terreni più interessanti di sfida culturale per mettere in equilibrio ciò che va preservato dell’antico e ciò che va costruito e inventato del futuro”.

Anche quest’anno il festival parte dalle radici, dal grano, dalla vigna e diventa pane, essenziale e saggio, vino frugale e al tempo stesso eccellenza e bevanda degli dei.
L’evento sarà un’occasione di riflessione e confronto sulle bellezze dell’alta Murgia, Castel del Monte, agriturismi, scorci di paesaggio incontaminato.
Le tante varietà di grano duro come il simeto, l’appulo, l’arcangelo, il duilio, materie prime che hanno costituito l’elemento base del pane d’Altamura, l’unico in Italia ad avere ottenuto il marchio Dop dall’Europa. E poi lo storico grano Senatore Cappelli, dalle alte spighe, quello che falciava il duce nelle foto di propagande del Ventennio, ma anche il nascondiglio dei partigiani e dei fuggitivi in tempo di guerra”. Oppure ancora il cece nero di Cassano delle Murge, la lenticchia gigante d’Altamura, verde e saporita, il cece rosso di Gravina di Puglia; la cicerchia dell’Alta Murgia. Si tratta di ”semi e sapori che rischiano di sparire per sempre dai nostri campi e dalle nostre tavole, spazzati via dall’industrializzazione crescente dell’agricoltura, perché poco produttivi per l’industria del cibo, perché fuori taglia per le macchine agricole, perché non uniformi, o soprattutto, perché poco graditi alle multinazionali delle sementi Ogm”.

“Il Festival della Ruralità – ha spiegato il presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia Cesare Veronico – è  l’occasione per consolidare il legame con la parte pulsante del Parco ovvero le aziende agricole che, negli ultimi anni ormai, considerano l’Ente non più come un vincolo ma come una risorsa, una opportunità attraverso cui valorizzare se stesse. Il parco ha fatto della difesa dell’agricoltura tradizionale una delle sue battaglie più importanti. Siamo il Parco rurale più grande d’Italia, il nostro meraviglioso territorio è segnato sia geograficamente che culturalmente dalle masserie fortificate e per questo abbiamo voluto creare un forte legame con le tante realtà agricole che presidiano il territorio. Il Festival – ha concluso Veronico – finora è stato un successo, non solo in termini di presenze fisiche ma anche in termini di attenzione istituzionale verso l’iniziativa. Questo legittima il ruolo del Parco che, oltre alla sua mission, ovvero quella di preservare tutto ciò che ricade all’interno del Parco, lancia ora una grande sfida che è la valorizzazione dello stesso”.

“Con il Festival della Ruralità – ha dichiarato Angela Barbante, assessore regionale alla Qualità del territorio –  si è  costruito un rapporto molto stretto e di fiducia reciproca con le aziende agricole del Parco. Credo sia un modo per spingere altre aree protette ad assumere lo stesso atteggiamento. Un’area protetta non può essere un territorio dove la conservazione viene imposta dall’alto, ma tutti devono farsene carico”.

Domenica 1 Giugno a Poggiorsini, alla vigilia della Festa della Repubblica e a conclusione del Festival della Ruralità, si terrà la decima edizione di Voler Bene all’Italia, la Festa Nazionale dei Piccoli Comuni, promossa da Legambiente con l’adesione del Presidente della Repubblica.
“I piccoli comuni – ha dichiarato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, rappresentano un presidio insostituibile per la tenuta strutturale, culturale e sociale del nostro Paese, soprattutto in un momento di crisi economica e sociale come quella attuale. Tuttavia proprio dalla crisi che ha ridefinito la desiderabilità dei luoghi di vita, si può ripartire per ridare nuova linfa alle aree interne che potrebbero godere di un rinnovato interesse capace di invertire la tendenza allo spopolamento e all’abbandono. Da qui l’appello di Legambiente al governo affinché incoraggi le amministrazioni virtuose attraverso le semplificazioni amministrative, quali la deroga al patto di stabilità per gli investimenti su scuola e ambiente e per poter cofinanziare i progetti europei”.

Inoltre, con l’applicazione Murgia by Car sarà possibile ridurre l’impiego di autovetture mediante un canale comune che, già online, permette agli utenti di cercare o mettere a disposizione passaggi per raggiungere i luoghi in cui saranno ambientate tutte le attività del Festival.

Cliccate qui per conoscere il programma dell’evento.

Giornalista professionista emiliana, fondatrice del sito PugliaMonAmour.it, laurea in lingue e master in Social Communication. Cresciuta a tortelli e gnocchi, impara a cucinare in Canada dove ha vissuto sei anni e dove ha lavorato per il Corriere Canadese. Amante e studiosa del barbecue, creatrice del food blog PastaLovesMe.com e delle Pizze Pioggia e Puglia Mon Amour inserite nel menu di una pizzeria di Cisternino, tra le più apprezzate, ama cucinare, raccontare, fotografare, organizzare eventi e... fare la pizza napoletana in casa. Fa parte dell'Associazione Le Donne del Vino Delegazione Puglia, è stata giudice in diversi concorsi enogastronomici e ha collaborato con il Cucchiaio d'Argento e I Love Italian Food. Conduce su Telenorba la trasmissione “I colori della nostra terra”, approfondimento settimanale sul territorio, turismo, agroalimentare ed enogastronomia.

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  • Fernando Antonio Di Chio

    Premesso che sono un agronomo
    che da diversi anni opera nell’ambito cerealicolo e da sempre sono impegnato nella tutela del territorio e delle sue peculiarità, ho sentito il bisogno di scrivere per dissentire su alcuni
    aspetti che sono stati messi in evidenza nel corso del Festival della ruralità promosso da Legambiente. Sono infatti un convinto assertore della necessità di coniugare tecnologia e tradizioni, per ottenere un risultato che garantisca il consumatore finale, in definitiva rifuggo da sempre da frasi tipo “i prodotti di una volta”, “il pane che faceva mia nonna”, “ le mele che un tempo erano coltivate non sono più quelle di adesso”….. Sfuggo in definitiva dai luoghi comuni che purtroppo devo evidenziare sono stati riportati nell’articolo e ritengo necessario, per non offendere nessuno, di riportare una frase per tutte “semi e sapori che rischiano di sparire per sempre dai nostri campi e dalle nostre tavole, spazzati via dall’industrializzazione crescente dell’agricoltura, perché poco produttivi per l’industria del cibo, perché fuori taglia per le macchine agricole, perché non uniformi, o soprattutto, perché poco graditi alle multinazionali delle sementi Ogm”. Il vecchio leit-motiv di semi e sapori di una volta non credo che possa coniugarsi con un’agricoltura moderna in cui l’agricoltore è sottoposto a mille vincoli per poter produrre, l’agricoltura moderna richiede infatti una specializzazione che nasce dalla necessità di tutelare il consumatore finale.
    Cosa c’entra questo con il Pane di Altamura? Bene il pane di Altamura è un DOP ossia un prodotto a Denominazione di Origine Protetta, il che significa che per produrre detto
    pane ogni singolo protagonista del processo di produzione è sottoposto a vincoli e regolamenti, con l’unico intento di ottenere un prodotto sicuro. Pertanto l’idea di parlare di recupero di antiche varietà coltivate da sempre dagli agricoltori di Altamura è un controsenso se non è sottoposto ad adeguati controlli. Per meglio chiarire significa che oggi fare un prodotto DOP o comunque un prodotto in cui si deve essere in grado di conoscere ogni fase della sua produzione, richiede che anche la materia prima, in questo caso il
    grano, sia facilmente tracciabile. Cosa può permettermi di rintracciare il grano coltivato? Bene un grano per poter essere tracciato deve essere certificato, ossia deve essere stato selezionato e sottoposto a controllo da parte di un Ente che sorveglia ogni fase della produzione dello stesso( in Italia tutto questo è sotto la sorveglianza dell’ENSE).
    Inoltre mi sembra un grande controsenso parlare di multinazionali delle sementi OGM per due motivi:
    a) In Europa non si coltivano varietà di frumento OGM (gli OGM sono vietati)
    b) Se non esistessero le multinazionali o anche piccole realtà di costitutori, molte varietà d’uso comune sarebbero destinate a scomparire.
    Un altro aspetto che mi preme sottolineare è che negli articoli letti si evidenza il rischio della scomparsa di antiche varietà autoctone adottate per produrre il Pane di Altamura e qui
    ecco apparire un altro svarione APPULO e ARCANGELO possono definirsi autoctone
    nel senso che sono state costituite in Puglia, ma sono in realtà coltivate sull’intero territorio nazionale, ma Duilio e Simeto sono varietà rispettivamente emiliana e siciliana. Del resto poi se guardiamo le statistiche di certificazione ci rendiamo conto che non sono affatto a rischio estinzione perché largamente coltivate sull’intero territorio nazionale, infatti dalle ultime statistiche di certificazione pubblicate dall’ENSE il Simeto è la quarta varietà a livello nazionale e il Duilio la ottava, perciò mi sembra un inutile allarmismo quello che viene prospettato, con l’unico rischio di far confusione su un’eccellenza tutta pugliese qual è il pane d’Altamura.

    dott.agr. Fernando Antonio Di Chio