Storia, tradizione e leggenda nel confetto di Giovanni Mucci

Pubblicato il 9 Apr 2014 da Simona Giacobbi

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Quei graziosi e allegri bon bon colorati i romani già li conoscevano. Da allora, da quando li preparavano usando il miele che avvolgeva dolcemente la mandorla, sono trascorsi millenni ma il confetto ha conservato più forte che mai il suo augurio di fortuna e prosperità.
La Confetteria di Giovanni Mucci, ad Andria, rimane fortemente ancorata alle tradizioni.
Il primo confetto sembra risalga al 447 a.C. «La parola – racconta Enza, moglie del titolare Mario Mucci – deriva dal verbo latino “confacere”, “avvolgere” cioè con qualcosa, proprio come avviene ora. Lo zucchero avvolge “l’anima”, che alcuni chiamano anche “cuore”, ossia l’interno».
Sono oltre 200 le varietà di confetti che producono artigianalmente i Mucci con ingredienti genuini e di ottima qualità. Dai classici confetti con cioccolato o mandorla o nocciola piemontese IGP a quelli di marzapane, con pasta di mandorle e ricoperti di zucchero e dipinti a mano uno a uno da una pittrice. E ancora confetti con la regina delle mandorle, la “Pizzuta di Avola” dall’inconfondibile fragranza e dai colori più svariati, bianco per festeggiare le nozze, rosso per la laurea, rosa e azzurri per le nascite, il verde per i fidanzamenti, il giallo per i 18 anni o per il secondo “sì”, l’argento e l’oro per i 25 e 50 anni di matrimonio. Splendidi complici dei giorni più belli da ricordare, simboli di fertilità, fecondità e prosperità.
In occasione delle festività pasquali non potevano mancare uova colorate e confetti decorati a mano raffiguranti Castel Del Monte, pulcini, ovetti e campane. E ancora i dragées al cioccolato, dal classico croccante ai nuovissimi di frutta, dall’intrigante cioccolato al peperoncino al cocco, dalla menta rinfrescante, alla vivace liquirizia. I “Mon Amour” dal cuore tenero, i confetti ripieni di rosolio, di liquore, di caffè, di scorzette d’arancia candite o di rosolio. Tutti certificati e senza glutine, con coloranti dagli aromi naturali. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E poi ci sono i simpatici fruttini di pasta di mandorle e i famosi “tenerelli” con mandorle pelate selezionate di Toritto e nocciole piemontesi ricoperte di puro cioccolato, una ghiotta specialità di cui i Mucci possono andare orgogliosi.
«I tenerelli – spiega Loredana Mucci – furono inventati negli anni Trenta per essere regalati. Durante il Carnevale, i confetti meno pregiati venivano lanciati per strada in quello che poteva sembrare un vero e proprio lancio di pietre. Non a caso questa tradizione fu chiamata “la petresciata”. I confetti venivano lanciati con una certa violenza, a volte mescolati addirittura con sassolini. I negozianti cercavano di proteggersi il più possibile. Il rischio era quello, infatti, di venire colpiti da confetti decisamente più grandi, veri e propri corpi contundenti di zucchero colorato, che rompevano vetrine e potevano fare anche male. Il podestà di allora vietò la produzione».
L’usanza del lancio è stata sostituita dalla tradizione, decisamente meno violenta, del regalo. I Mucci preparano composizioni donate, come un tempo, alla futura nuora, alle fidanzate o comprate dagli anziani per regalarle poi in famiglia.
Una tipologia di confetti utilizzati era la fiaschetta, su cui erano dipinti diversi soggetti naturali con parole d’amore. I confetti a forma di frutta o con mandorla vengono regalati per augurare fertilità e prosperità alla coppia. Il lancio si svolgeva nelle case delle ragazze non fidanzate ufficialmente. In quei giorni di festa, i fidanzati, con i famigliari, si recavano a casa dell’amata e facevano cadere sul capo delle ragazze una pioggia di confetti coloratissimi.
La suocera, inoltre, doveva portare un oggetto pregiato o una bomboniera altrimenti non era gradita in casa e poteva mettere a rischio il fidanzamento.
“Ma nonno Nicola un’ispirazione, una musa doveva pur averla”, scherza Enza. “Così abbiamo scelto Glauce, un nome latino che significa letteralmente “donna zuccherina” e l’abbiamo voluta rappresentare in un affresco sul soffitto della nostra confetteria. Tiene il cesto della cornucopia, simbolo dell’abbondanza, pieno di confetti. Accanto a lei, le colombe, immagine presente un tempo sulle nostre confezioni. Vanno a rifornirsi nel laboratorio e tornano con le reti piene di confetti, passando davanti a Castel Del Monte. Il turista, così, ricorderà Andria non solo per Castel Del Monte ma anche come il ‘paese dei confetti’.
L’affresco è stato dipinto, in un mese, dal padre della pittrice che ora decora i confetti a mano in confetteria, e non senza qualche simpatico borbottio. «Voleva avere carta bianca ma prediligeva i colori scuri, noi quelli più chiari e allegri – ricorda ridendo Enza ripensando a quei momenti – E così non voleva firmare la sua opera perché non se la sentiva sua al cento per cento. Alla fine la firma l’ha messa ma in un angolino insolito, vicino a Castel Del Monte, dipinto con una tecnica tridimensionale».
Enza, affiancata da Manuela e Loredana, mostra altri confetti “storici”. I “confetti Ricci” dedicati a Federico II di Svevia, lavorati con mandorle tostate, zucchero e miele che ricordano il confetto medioevale, quando non esisteva ancora lo zucchero bianco di barbabietola e veniva impiegato il miele. E le “Lacrime D’Amore” con l’aroma della viola molto gradito da Bianca Lancia e dal marito. Una storia tormentata. Secondo la leggenda, infatti, Federico II accusò Bianca di tradimento. Sospettava che il figlio non fosse suo. Bianca, per dimostrare la sua innocenza, si sarebbe tagliata i seni e li avrebbe fatti consegnare al sovrano su un vassoio d’argento insieme al neonato. Per ricordare la leggenda i Mucci decisero di creare dei confetti che rappresentassero proprio i seni di Bianca: due bon bon bianchi alla sambuca con una cialda di biscotti e i capezzoli decorati. I confetti furono offerti durante un evento a Castel Del Monte.
Storia, leggenda e tradizione. Tutte incredibilmente racchiuse in un dolcino così minuscolo, insieme alla passione della famiglia Mucci.

Giornalista professionista, laurea in lingue e letterature straniere e un master in Social Communication. Piacentina d’origine, pugliese d’adozione dal 2012, cresciuta a tortelli e gnocco fritto, impara a cucinare in Canada, a Toronto, dove ha vissuto sei anni e dove ha lavorato per il quotidiano italiano Corriere Canadese. Oltreoceano scopre una diversità culinaria etnica senza confini. Da allora la sua vita cambia. Cucina e ristoranti diventano luoghi interscambiabili di idee, progetti, tradizioni e passioni. Ama assaporare, provare, gustare. E fare foto.
Conduce su Telenorba e TgNorba24 la trasmissione “I colori della nostra terra”, un programma che parla di ruralità, agroalimentare ed eccellenze enogastronomiche della Puglia.
Ha collaborato con I Love Italian Food e il Cucchiaio d’Argento ed è spesso chiamata a far parte di giurie di eventi a carattere enogastronomico e di concorsi legati al mondo della pizza. Recensisce pizzerie per guide cartacee e online.
Nel 2011 crea Pasta Loves Me, un blog che parla di lei, di pasta, food e lifestyle. È fondatrice e responsabile di Puglia Mon Amour, un’avventura che vive con gli occhi curiosi di turista e l’entusiasmo di un’innamorata per una terra che regala ogni giorno emozioni, genuinità e solarità.
Ha la pizza napoletana nel cuore e tutto quello che rende felice il suo palato. E vive con una certezza: la pizza non le spezzerà mai il cuore.

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